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Quello che penso... di Luca A.

Updated 4/22/2008
Updated 10/20/2007
Updated 10/20/2007
Updated 10/20/2007
Benvenuto nel mio Spaces!
May 29

Articolo da: "grillo.it"

 
 
 
"Mi diverto.
E’ ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere sempre e comunque.
Così abbiamo delle piccole soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono correlate da interviste e commenti. Però le notizie escono.
Ad esempio vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio) a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?).
Ecco l’articoletto, secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori… Questo articolo credo che alla fine sia uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza in persona, è comunque stato stampato, nero su bianco, e ci dice che 435 (QUATTROCENTO TRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori.
Senza commento. Senza due righe di scuse verso il povero Beppe Grillo accusato con ogni tipo di cattiveria dalle colonne dello stesso giornale per essersi permesso di dire esattamente la stessa cosa: gli inceneritori puoi anche chiamarli termovalorizzatori ma ti ammazzano comunque.
Una nota stilistica che permette di capire appieno il meccanismo perverso utilizzato dai media per rendere di scarso interesse notizie di importanza capitale.
Il titolo può essere un modo per indurre le persone a leggere un articolo oppure a non leggerlo.
Se questo articolo fosse stato: “Aveva ragione Grillo gli inceneritori uccidono!” avrebbe destato grande curiosità. Allora lo hanno intitolato in modo tale da tagliargli le gambe: “Emissioni: Una ricerca francese sottolinea il rapporto diossina-cancro
QUANDO LA SALUTE SE NE VA IN FUMO (TOSSICO).
Capisci l’astuzia: non ti dice che le ricerche sono 435, come viene specificato poi nell’articolo. Non si pronuncia la parola proibita INCENERITORE. Si parla di EMISSIONI… Termine vago come la melma.
Questa tattica in effetti funziona. I lettori accorti dicono: “Però alla fine Repubblica le notizie le dà!” E continuano a comprarla. Mentre il 95 per cento dei lettori, un po’ meno attenti, non si accorge di quella notizia così imbarazzante.
Prova ne è che sono passati 5 giorni dall’uscita del Venerdì e se cerchi sul web: “diossina istituto statale di sorveglianza sanitaria francese”, non trovi niente a proposito di questa colossale notizia!
E non trovi niente neanche se digiti “diossina 435 ricerche PubMed”
Comunque giudica tu: ecco il testo integrale:
“Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale
PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.”
(Il pezzo non è firmato ma sta all’interno di una specie di box dentro un articolo di Arnaldo D’Amico.)
Spero ci si renda conto dell’importanza dell’ufficializzazione di una simile notizia: e ti invito quindi a farla girare e ripubblicarla sul tuo sito. Se riusciamo a far sapere a molti italiani come funziona questo giochetto dell’informazione ridimensionata (non censurata, non libera, omogenizzata) potremmo creare qualche altro problema ai signori dei giornali. Loro ormai lo sanno che chi legge i quotidiani poi va su internet…
FACCIAMOLI PIANGERE!
CITIAMOLI A MARTELLO OGNI VOLTA CHE PER SBAGLIO DICONO LA VERITA’.
Usare la forza dell’avversario per farlo cadere". Jacopo Fo
May 26

Silvano Agosti

                                              
 
 
                                                  
May 23

Indagine sul Nucleare

 

ROMA - L'Italia cambia rotta e punta all'energia nucleare. «Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione - ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, suo intervento all'assemblea di Confindustria. «Solo gli impianti nucleari - ha aggiunto il ministro - consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente».

IMPEGNO ASSUNTO DA BERLUSCONI - La scelta del nucleare «è un solenne impegno assunto dal presidente Berlusconi all'atto della fiducia al nuovo governo. Onoreremo questo impegno con convinzione e determinazione». Il ministro ha anche messo in luce la necessità di definire «una strategia energetica nazionale contenente priorità, indirizzi e strumenti di attuazione per il breve e il lungo periodo» e che sarà sottoposta a pubblica consultazione attraverso una Conferenza nazionale per l'energia e l'ambiente.(Corriere della Sera)

IL NUCLEARE NEL MONDO - Nel mondo, solo India, Ucraina, Russia e Cina stanno costruendo nuove centrali nucleari. Gli stessi Stati Uniti non costruiscono un reattore dal 1979 (dati Aiea - Agenzia internazionale per l’energia atomica).
In Europa, cinque degli otto Paesi nuclearizzati hanno deciso da tempo la moratoria: Svezia 1980, Spagna 1984, Olanda 1994, Germania 1998 (entro il 2021), Belgio 1999 (entro il 2025). L’unico Paese dell’Ue che ha deciso di costruire un nuovo reattore è la Finlandia.
L’Italia ha chiuso con il referendum del 1987. Danimarca, Portogallo, Grecia, Austria, Irlanda e Lussemburgo non hanno programmi nucleari.In Italia ci sono gli impianti Enel (la centrale del Garigliano è uscita dall’esercizio commerciale nel 1978; Latina nel 1986; Trino Vercellese nel 1987; Caorso nel 1986) e quelli Enea (l’impianto Itrec della Trisaia ha concluso il ciclo di prove nucleari nel 1978, da allora non ha più riprocessato combustibile; l’impianto Eurex ha terminato le attività di riprocessamento nel 1983).

                                                                               centrali-nucleari

I COSTI DEL NUCLEARE - Il 2 maggio Greenpeace International ha pubblicato un rapporto dal titolo “I costi economici del nucleare” che fa riferimento ad un argomento più volte discusso, ovvero sulla economicità o meno della scelta nucleare.Il rapporto, dice Greenpeace, è stato elaborato da un gruppo di ricercatori indipendenti e dimostrebbe come a causa dei costi, dei lunghi periodi di costruzione, degli enormi contributi richiesti, le centrali nucleari rappresentino una scelta costosa.Tra i punti salienti del rapporto, si possono elencare:- nel mondo i progetti di costruzione di centrali nucleari in corso sono molto al di sopra dei costi previsti, con situazioni in cui i costi sono superiori anche del 300% rispetto alle previsioni. Inoltre sulla base di uno studio condotto dal Consiglio Mondiale dell’ Energia, Greenpeace afferma che i tempi di costruzione per i reattori nucleari sono aumentati dai 66 mesi a 116 mesi tra il 1995 e il 2000- i continui ritardi nella fase di costruzione delle centrali nucleari (fino a 4 anni in più rispetto alle previsioni) starebbero contribuendo ad aumentare i costi e le preoccupazioni degli investitori- l’ industria nucleare starebbe promuovendo una nuova generazione di reattori non ancora provati, che in costruzione starebbero già presentando problemi di sicurezza. Il progetto di costruzione del reattore Olkiluoto-3 in Finlandia sarebbe un esempio degli aumenti di costi in termini economici durante la costruzione di un nuovo impianto nucleare. Nel dicembre del 2006 (dopo 16 mesi di costruzione) Areva ha annunciato che il reattore era già indietro di 18 mesi rispetto al programma e sembra che il progetto uscirà fuori budget di almeno 700 milioni di euro.- i problemi storici (che secondo Greenpeace sono a tuttoggi non risolti) e l’ imprevedibile futuro sugli effettivi costi renderebbe il nucleare meno competitivo rispetto alle fonti rinnovabili

Il costo per la conservazione delle scorie nucleari è enorme: secondo stime fatte nella seconda metà degli anni Novanta, solo per incapsulare e disporre in condizioni di sicurezza le scorie ad alto livello di radioattività, si dovranno spendere negli Stati uniti oltre 110 miliardi di dollari (al valore del 1996); in Canada, 9,7 miliardi; in Francia e Germania, rispettivamente oltre 7 e 5 miliardi.
La soluzione del problema non è facile, data l'opposizione delle popolazioni allo stoccaggio delle scorie radioattive sul proprio territorio. C'è chi propone un unico sito in cui stoccare tutte le scorie e chi, invece, propone di ripartirle in più siti. C'è anche chi propone di inviare le scorie più pericolose in qualche paese disponibile a tenerle, naturalmente dietro forte compenso. Tale ipotesi viene però respinta da altri, in base alla considerazione che ciò significherebbe esporre a rischio le popolazioni di questi paesi.

C'è inoltre da tener conto del fatto che lo "smaltimento" delle scorie radioattive è divenuto un lucroso affare per società senza scrupoli, che si occupano di esportare le scorie nei paesi più poveri senza le necessarie misure di sicurezza o di collocarle in contenitori che vengono gettati sul fondo del mare, con gravi conseguenze ambientali e sanitarie.
Il problema, ancora irrisolto ed economicamente molto oneroso, è dove conservare in condizioni di sicurezza la crescente quantità di scorie radioattive prodotte dagli impianti nucleari, che restano altamente pericolose per secoli e millenni.
Negli Stati uniti, è stato deciso nel febbraio 2002 di concentrare le scorie radioattive in un unico deposito sotterraneo, che sarà costruito sotto il Monte Yucca (Nevada meridionale, 160 km a nord-ovest di Las Vegas). Nei suoi tunnel saranno conservate, in oltre 11000 contenitori, 70000 tonnellate di scorie radioattive (63000 provenienti da centrali elettronucleari e 7000 da impianti nucleari militari).
Il costo e la complessità dell'operazione sono enormi. Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 7 miliardi di dollari; per la costruzione del deposito, si prevede una spesa di almeno 58 miliardi di dollari.
Si tratta poi di trasferirvi il materiale radioattivo, attualmente conservato in 131 depositi sotterranei distribuiti in 39 stati: per il trasporto occorreranno 4600 treni e autocarri che dovranno attraversare 44 stati.
I critici del progetto, soprattutto rappresentanti dello stato del Nevada e ambientalisti, sostengono che, quando il deposito sarà ultimato (con tutta probabilità dopo il 2010), si sarà accumulata, al ritmo di circa 2300 tonnellate all'anno, una quantità tale di scorie radioattive da richiedere la costruzione di un altro deposito. Sostengono inoltre che, in base a studi scientifici effettuati da commissioni non-governative, sarà impossibile impedire a lungo termine infiltrazioni di acque sotterranee nel deposito.

La spesa per costruire [eventualmente] il bunker nucleare di Scanzano Jonico peserà sulla bolletta degli italiani per i prossimi 18 anni: si tratta di circa 100-110 euro per ogni utente, da pagare fino al 2021 attraverso un mini-prelievo sulle tariffe che servirà per finanziare la costruzione del deposito delle scorie ma anche i costi per il decommissioning e della messa in sicurezza delle quattro centrali chiuse nel 1987. In tutto sono pochi centesimi di euro (lo scorso anno [cioè nel 2002] erano 0,06 centesimi per kilowattora, ma la voce viene aggiornata periodicamente) al capitolo "Oneri generali di sistema".
Tradotto in cifre, significa circa 5-6 euro per ogni utente, che diventano oltre 100 euro al termine del periodo previsto dalla legge.

In realtà, questa sorta di "nuclear tax", gli italiani la stanno già pagando da due anni e precisamente dal maggio del 2001, quando un decreto del governo Amato ha previsto questo prelievo, quantificando in oltre 3,3 miliardi di euro al 2021 i costi per mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie frutto dell'attività nucleare: smantellamento delle centrali, combustibile irraggiato, rifiuti da industrie e ospedali. Fra il 2001 e il 2021, dunque alla voce "uscita dal nucleare" andranno oltre 3,3 miliardi di euro. La stima potrebbe però lievitare, per effetto di lavori aggiuntivi in corso d'opera, costringendo l'Autorità dell'Energia -che decide le tariffe elettriche- ad aumentare il prelievo per la messa in sicurezza del nucleare. Secondo le prime stime, il deposito da realizzare nella miniera di sale di Scanzano, dovrebbe costare sui 500 milioni di euro. Ma alcuni esperti paventano un costo fino a 1-2 miliardi per eseguire i lavori, il trasporto di materiali pericolosi ma anche i test e gli studi per valutare l'idoneità del sito.

La "nuclear tax" versata attraverso le bollette, viene dalla Cassa Depositi e Prestiti "girata" alla Sogin, - la società ex Enel, oggi detenuta al 100% dal ministero dell'Economia - che deve gestire le operazioni di uscita dal nucleare. Sogin investe questi proventi in buoni del Tesoro, pronta a utilizzarli quanto serve. Secondo fonti del settore, oggi sarebbero già disponibili circa 700 milioni di euro. Fondi che servono anche per il trasporto delle scorie più pericolose in Gran Bretagna, a Sellafield, dove si trova uno dei pochissimi impianti al mondo in grado di eseguire le delicatissime operazioni di trattamento del combustibile irraggiato. In aprile ha preso il via una maxi-operazione di trasferimento che durerà più di un anno e costa, per il solo trasporto Oltremanica, 15 milioni di euro cui si aggiunge quello del riprocessamento del materiale radioattivo.

In realtà, il "conto" per l'addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato per una cifra colossale, più del doppio dei 3,3 miliardi previsti nel 2001 che verranno pagati fino al 2021. Dal 1989, infatti, sempre sulle bollette elettriche, sono stati prelevati oltre 7,6 milioni di euro (in cifre rivalutate al 2003 si tratta di circa 9 miliardi e 523 milioni di euro) come rimborso all' Enel ma anche ad altre società fra cui l'Ansaldo, per il danno subito con la decisione di abbandonare il nucleare dopo il referendum del 1987. Si tratta dei cosiddetti "oneri nucleari" per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la "defenestrazione" dell'atomo. Come dire che la breve stagione del nucleare made in Italy e' costata al paese -oltre a roventi e infinite polemiche- la cifra colossale di 11 miliardi di euro, poco meno della Finanziaria 2004.

BUSINESS NUCLEARE- Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, è andato in Sud Africa per “sostenerne” il fabbisogno energetico. In effetti Parigi vuole vendere un po’ di centrali nucleari, tant’è che ad accompagnare il presidente c’è Anne Lauvergeon, la presidente di Areva, cioè di un gigante dell’energia (soprattutto atomica). Fra l’altro l’Areva (“partecipata” per il 90% dallo Stato francese) possiede in Niger due miniere d’uranio: l’Africa è un immenso giacimento di materie prime. Pare che l’obiettivo sia la costruzione di 12 centrali nucleari, e perciò l’Areva (che sta già costruendo due reattori della seconda generazione vicino a Città del Capo) lavorerà insieme con Bouygues (gruppo industriale che opera in tre settori: edilizia, media e telecomunicazioni), Edf (Électricité de France, uno dei più grandi produttori di elettricità al mondo) e con la sudafricana Aveng (Anglovaal Engineering, una delle top 10 al Jse -Johannesburg stock exchange). Ricordiamo che l’Areva è l’unica azienda presente in ogni attività industriale connessa all’energia atomica: miniere, chimica, arricchimento, combustibili, ingegneria, propulsione nucleare e reattori, trattamento, riciclaggio, stabilizzazione e stoccaggio delle scorie nucleari. Non a caso il suo slogan è: Expert mondial dans les metiers de l’energie.

La Francia è l’ottavo partner commerciale del Sud Africa (l’anno scorso gli scambi erano a quota 2,2 miliardi di euro) ed in buona posizione per far lievitare la quota. Per questo la delegazione francese è ben “nutrita”: Sarkò tratterà anche investimenti e progetti nei settori del trasporto e dell’aeronautica. Il Sud Africa esporta soprattuto minerali e metalli, e importa macchinari, prodotti chimici e farmaceutici.
Su come sarà trattato negli incontri di vertice il tema della crisi in Ciad, sarebbe azzardato fare previsioni, ma è certo che nei colloqui sono in agenda anche le riforme dell’Onu, del Fmi e della Banca mondiale. Intanto Washington si sta muovendo – tramite Westinghouse – in concorrenza con Parigi.

SCORIE IN ITALIA - Secondo i dati forniti dal generale Carlo Jean alla commissione ambiente della Camera, in Italia ci sono circa 60.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di seconda e terza categoria, ai quali vanno aggiunte 298,5 tonnellate di combustibile irraggiato. Le centrali nucleari italiane (chiuse dopo il referendum del 1987) hanno prodotto 55 mila metri cubi di scorie. Ma la verità è che più che chiuse le centrali sono in stato di «custodia protetta passiva», dunque continuano a produrre ogni anno una certa quantità di rifiuti radioattivi. A questi vanno aggiunti altri 2 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di origine medica e sanitaria, o creati durante le attività di ricerca o simili, e poi rottami metallici, vecchi quadranti luminescenti, parafulmini. E inoltre è bene ricordare che ospedali e aziende producono ogni anno 500 tonnellate di nuove scorie.

Secondo i dati raccolti dal Servizio di prevenzione sanitaria della Regione Lombardia, ad esempio, in un solo anno (tra il giugno 1997 e il giugno 1998) le aziende sanitarie lombarde hanno rilevato più di 100 carichi di rottami metallici radiocontaminati, quasi tutti in provincia di Brescia, evidentemente sfuggiti ai controlli doganali. Nel 55% dei casi l'oggetto radioattivo era costituito da materiale metallico radiocontaminato, nel 17% dei casi da vere sorgenti radioattive e nel 18% dei casi da quadranti di strumenti. In alcune sporadiche occasioni sono stati ritrovati parafulmini radioattivi e rilevatori di fumo
C’è poi un ulteriore quantità di materiale radioattivo su cui si hanno poche informazioni, quello proveniente dai traffici illeciti. Il rapporto di Legambiente ricorda che nel periodo 1996-1998, in particolare, risultavano entrati 2 milioni e 260mila tonnellate di rottami ferrosi attraverso i valichi ferroviari di Gorizia e Villa Opicina e quello stradale di Valico Sant'Andrea, lungo la frontiera orientale italiana: oltre 15mila tonnellate sono risultate radioattive e rispedite oltre confine.

I PARERI SUL NUCLEARE

  

 

NO AL NUCLEARE - Il premio nobel per la fisica e presidente dell’Enea Carlo Rubbia ha espresso «forti perplessità» sullo studio effettuato dalla Sogin che poi ha portato ad individuare a Scanzano il territorio ideale per la realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari.
Rubbia ha espresso il suo parere in Commissione ambiente alla Camera sottolineando che lo studio è stato effettuato in un tempo troppo breve, rispetto ad altri analoghi all’estero, e si è fondato solo su materiale bibliografico e non anche su indagini tecnico-sperimentali.
Rubbia sostiene inoltre che «non corrisponde alla realtà l’affermazione in base alla quale il sito di Scanzano sarebbe un caso unico», con caratteristiche praticamente identiche a quelle di un sito che dal 1999 è operativo negli Usa (il sito Wipp nel New Mexico).
Rubbia ha poi precisato che «la selezione di quest’area in Basilicata non è in alcun modo correlabile al lavoro svolto dalla task force dell’Enea per conto della protezione civile che aveva come scopo quello di individuare le aree idonee per ospitare un deposito superficiale (e non geologico!) per le scorie di seconda categoria (e non di terza categoria!)».
Rubbia afferma poi che «non presenta solide basi scientifiche e non rientra in alcuna logica gestionale consolidata» la considerazione dello studio secondo cui «il sito di Scanzano verrebbe utilizzato nell’immediato per lo smaltimento dei rifiuti di seconda categoria e, contemporaneamente, come laboratorio per indagini sitologiche più approfondite, anche mediante l’installazione di un laboratorio sotterraneo, per la verifica dell’idoneità ad ospitare anche la terza categoria ed i combustibili irraggiati».
Secondo Rubbia le esperienze di altri Paesi evidenziano che «le fasi di indagini» sui siti «devono necessariamente precedere qualsiasi messa a dimora di rifiuti radioattivi di qualsiasi categoria». Il presidente dell’Enea rimarca poi il fatto che se il sito di Scanzano non dovesse rivelarsi idoneo ad accogliere le scorie di terza categoria, ma solo quelle di seconda, «risulterebbe sproporzionato allo scopo». Rubbia boccia l’ipotesi, presente nel decreto originario, ma poi rientrata, di stoccare comunque in via provvisoria a Scanzano i rifiuti provenienti da altre località. Tale operazione «richiederebbe delle opere di protezione e tempi di realizzazione comunque confrontabili con quelli necessari per gli opportuni miglioramenti dei siti attuali».
Lo studioso accenna poi al problema dei numerosi trasporti «essi stessi fonte di notevole rischio e preoccupazioni». Da tutto ciò discende, secondo il fisico, «l’opportunità di portare a termine senza indugio e in maniera efficace i programmi in corso sui rispettivi siti finalizzati ad aumentare i livelli di sicurezza attuali».
(25/11/03)

Ma il fisico Carlo Rubbia già qualche tempo fa si era espresso sul problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi. Vengono qui sotto riportate le esatte parole di Carlo Rubbia:
«Si apre a questo punto grave problema dell'eliminazione dei rifiuti radioattivi. Con vari metodi sono inceneriti, triturati, macinati, pressati, vetrificati e inglobati in fusti impermeabili a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura.
Queste "vergogne" dell'energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine. Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere dei fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo. Ci liberiamo di un problema passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni.
La sicurezza assoluta non esiste neppure in quest'ultimo stadio del ciclo nucleare. I cimiteri radioattivi possono essere violati da terremoti, bombardamenti, atti di sabotaggio. Malgrado tutte le precauzioni tecnologiche, lo spessore e la resistenza dei materiali in cui questi rifiuti della fissione sono sigillati, la radioattività può, in condizioni estreme, sprigionarsi in qualche misura, soprattutto dai fusti calati nei fondali marini. Si sono trovate tracce di cesio e di plutonio e altri radioisotopi nella fauna e nella flora dei mari più usati come cimiteri nucleari. Neppure il deposito sotterraneo, a centinaia di metri di profondità può essere ritenuto secondo me, completamente sicuro. Sotto la pressione delle rocce, a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite da un cambiamento geologico che trasformi una zona da secca in umida, entrare quindi nelle acque e andare lontano a contaminare l'uomo attraverso la catena alimentare. A mio parere queste scorie rappresentano delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo per risponderne personalmente. 

 

SI AL NUCLEARE - A tal proposito ecco cosa scrivevano del ritorno al nucleare i più grandi scienziati italiani due anni fa:

"Illustre Signor Presidente,

noi sottoscritti, fondatori dell’Associazione Galileo 2001, per la libertà e dignità della Scienza, sentiamo il dovere di sottoporre alla Sua attenzione la difficile situazione energetica che penalizza il nostro Paese; una situazione figlia di alcune scelte irresponsabili e di lunghi anni di scarso interesse politico e di disinformazione mass-mediatica. Circostanza ancora più grave è il fatto che si prospettano oggi ai cittadini soluzioni immaginifiche e in aperto contrasto con le conoscenze economiche, scientifiche e tecnologiche, allontanando così le scelte dotate di prospettive concrete.

Non crediamo di fare retorica nel sostenere che l’energia è il nutrimento della civiltà e che senza energia e senza un suo impiego oculato una civiltà può solo scomparire: più precisamente, non la produzione d’energia, ma la disponibilità di energia, abbondante, economica, sicura e amministrata con competenza, è una condizione essenziale per il benessere e lo sviluppo di un Paese, ed è ciò che genera competitività e occupazione e, conseguentemente, progresso civile.

A causa dell’elevata dipendenza energetica (importa oltre l’80% dell’energia primaria che consuma) e del conseguente elevato costo dell’energia (quella elettrica, al netto delle imposte, costa agli italiani quasi il 40% in più rispetto alla media europea), l’Italia sta perdendo terreno nel confronto economico con i partners europei, assieme ai quali dovrebbe invece perseguire una più armonica strategia energetica comune:

1. Oggi, il cittadino spagnolo usufruisce del 10% in più d’energia primaria rispetto al cittadino italiano, l’inglese del 25% in più, il francese del 40% in più e il tedesco arriva al 65% in più. Simili percentuali valgono anche per la sola energia elettrica: rispetto al cittadino italiano, si va dal 10% in più utilizzati dal cittadino spagnolo al 55% in più utilizzati dal tedesco.

2. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore produzione d’energia elettrica da gas naturale e petrolio - fonti costose e inquinanti - e con la maggiore importazione diretta d’energia elettrica (51 miliardi di chilowattora nel 2003, contro i 2 miliardi di kWh che importò il Regno Unito, 1 miliardo di kWh che importò la Spagna, e i 10 e 66 miliardi di kWh che esportarono, rispettivamente, la Germania e la Francia); circostanza, questa, che crea anche rischi alla sicurezza dell’approvvigionamento, come i black-out del recente passato hanno evidenziato.

3. La totalità dell’energia elettrica importata in Italia proviene dalle centrali nucleari d’Oltralpe. Mentre - giova ricordare - nel 2003, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna produssero, rispettivamente, 420, 157, 85 e 60 miliardi di KWh elettrici dagli oltre 100 reattori nucleari in esercizio in quei Paesi.

A fronte di questa situazione oggettiva e dell’urgenza di un’azione, vi sono responsabili politici e organi d’informazione che vanno diffondendo l’illusione che sia seriamente possibile affrontare il dissesto energetico facendo ricorso alle varie nuove forme di sfruttamento dell’energia solare rinnovabile: l’eolica, la solare termica o fotovoltaica, e i biocombustibili (che sono, tutte, forme dirette o indirette d’energia dal sole). Oppure, facendo ricorso a tecnologie futuribili, oggi prive di prospettive di concreta realizzabilità sia nel breve che nel medio termine. Noi riteniamo che i cittadini debbano ricevere piena informazione, fornita con onestà e senza pregiudizi ideologici: essi devono conoscere le conseguenze, per sé e per i propri figli, delle scelte adottate in tema di politica energetica e, soprattutto, non devono essere illusi con promesse che la scienza più accreditata e la tecnologia più avanzata non possono contribuire a sostenere.Ferma restando la sua capitale importanza in tutti i processi vitali, per i bisogni energetici dell’umanità l’energia solare rinnovabile, in tutte le sue varie forme, non è certamente l’energia del presente: essa ha soddisfatto il 100% del fabbisogno umano dalla notte dei tempi fino a un paio di secoli fa, mentre oggi il contributo energetico dal sole, se si esclude la fonte idroelettrica, è – in Italia come nel mondo - inferiore all’1%. Né si vedono ragioni per ritenere che nel futuro l’energia solare possa dare contributi sostanziali: in particolare, è improbabile, se non illusorio, che le forme d’energia solare diverse da quella idroelettrica possano offrire contributi veramente significativi al fabbisogno energetico del nostro Paese. La fonte eolica lo ha già dimostrato nel Paese - la Germania - che più d’ogni altro v’ha investito: assai modesto è infatti il contributo elettrico che proviene dalle più di 15.000 turbine eoliche ivi installate: circa 3% dall’eolico contro il 30% da nucleare (la cui potenza installata è, in Germania, quasi uguale a quella eolica). Il solare termico produce solo aria o acqua calda, e a questo scopo il mondo usa meno del 10% dell’energia che consuma, di cui la porzione maggiore è consumata dalle zone che meno possono servirsi del solare termico; e, infatti, esso contribuisce nel mondo per meno dello 0,001%, anche perché è molto più conveniente utilizzare l’energia dalla rete del gas o elettrica cui ogni edificio deve comunque essere connesso. Quanto al solare fotovoltaico, per produrre con questa tecnologia meno dell’1% dell’energia elettrica consumata dagli italiani, i soli pannelli fotovoltaici (senza installazione, trasformatori, ed eventuali accumulatori) costerebbero la proibitiva cifra di più di 10 miliardi di euro, e vi sono valide ragioni tecniche per dubitare che questi costi possano significativamente abbattersi. Il Paese va anche chiaramente informato sulle reali prospettive dei biocombustibili: quando si tenga conto dell’energia necessaria nei processi agricolo e industriale per produrli, l’energia netta da essi ottenuta è di modesto rilievo. In ogni caso, assumendo le più favorevoli condizioni, per risparmiare meno del 5% del solo petrolio che consumiamo, bisognerebbe coltivare a biomassa l’intera superficie della pianura padana (oltre 45.000 kmq).Il mondo produce oggi da tutte le nuove fonti rinnovabili messe insieme - geotermia, rifiuti, biomassa, eolico, e solare termoelettrico e fotovoltaico - meno del 2% dell’energia elettrica che consuma. Quanto a produzione da queste fonti, l’Italia è già al terzo posto in Europa con 11 miliardi di kWh prodotti nel 2003 (il 10% dell’intera produzione europea da queste fonti); nonostante ciò, l’energia elettrica così prodotta copre meno del 4% dell’energia elettrica consumata dal Paese.La fusione nucleare e l’idrogeno, spesso citate come tecnologie a portata di mano, sono ancora allo stato potenziale. La prima è tuttora limitata allo stadio di ricerca con prospettive a lungo termine. Quanto all’idrogeno - che non è una fonte d’energia perché esso non esiste sulla Terra nella forma utilizzabile come combustibile - la sua produzione richiede una quantità d’energia molto superiore a quella da esso ricavabile, e per questa ragione il suo utilizzo su larga scala è vincolato anche alla disponibilità di energia abbondante, economica e sicura.Oggi, quella disponibilità alternativa alle fonti fossili - inquinanti e sempre più costose - è offerta solo dalla tecnologia nucleare da fissione. Una tecnologia ormai ben collaudata, che trova largo e sicuro impiego nella maggior parte del mondo industrializzato, e che non può pertanto continuare ad essere esclusa dalle strategie energetiche del nostro Paese.Teniamo a precisare che con questa nostra critica noi non proponiamo di sospendere, fermare o rallentare le ricerche sulle energie rinnovabili; ricerche che potrebbero portare, in un futuro pur lontano, alla scoperta, che nessuno può naturalmente escludere, di nuovi metodi d’impiego di queste forme d’energia. Questa nostra critica invita solo a non alimentare speranze, vicine o illusorie, sulla soluzione di quel grande problema che è la situazione energetica del Paese e che ha bisogno di essere responsabilmente affrontato.Le chiediamo pertanto, Signor Presidente, di farsi promotore - nei modi che vorrà considerare più adeguati - di azioni che consentano la diffusione di quella informazione franca e trasparente che è condizione necessaria perché un Paese possa dirsi veramente democratico.Certi della Sua considerazione, porgiamo i nostri più cordiali saluti e, con l’occasione, anche i migliori auguri per le imminenti festività e il nuovo anno.

Renato Angelo RICCI, Presidente"

 

IL REFERENDUM - L' 8-9 novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari: due sulla giustizia e tre sul nucleare.

1- Referendum per l' abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari

SI = 80,6 - NO = 19,4

2 - Referendum per l' abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari

SI = 79,7 - NO = 20,3

3 - Referendum per l' abolizione della partecipazione dell' Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all'estero

SI = 71,9 - NO = 28,1

May 22

2008: Apartheid

 

L'Apartheid, istituita nel dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1990, era una filosofia politica istituita in Africa per "regolarizzare" lo sviluppo sociale delle razze abitanti nel continente "nero", ognuna con la propria tradizione. Iniziata a separare le tradizioni tra bianchi e neri, successivamente fu estesa anche ad asiatici. Ogni persona di colore fu "trasferita", dalle proprie abitazioni, in siti più consoni alla loro "classe" di appartenenza. Riporto qui sotto alcune delle regole, che ne facevano parte:

  • proibizione dei matrimoni interrazziali;
  • legge secondo la quale avere rapporti sessuali con una persona di razza diversa diventava un reato penalmente perseguibile;
  • legge che imponeva ai cittadini di registrarsi come bianchi, neri;
  • legge che permetteva di bandire ogni opposizione che venisse etichettata dal governo come "comunista" (usata per mettere fuorilegge nel 1960 l'African National Congress (ANC), la più grande organizzazione politica che includeva i neri, di stampo socialista, ma non comunista);
  • legge che proibiva alle persone di diverse razze di entrare in alcune aree urbane;
  • legge che proibiva a persone di razze diverse di utilizzare le stesse strutture pubbliche (fontane, sale d'attesa etc.);
  • legge che prevedeva una serie di provvedimenti tutti tesi a rendere più difficile per i neri l'accesso all'istruzione;
  • legge che sanciva la discriminazione razziale in ambito lavorativo;
  • legge che istituiva i bantustan, una sorta di "riserve" per la popolazione nera, nominalmente indipendenti ma in realtà sottoposti al controllo del governo sudafricano;
  • legge che privava della cittadinanza sudafricana e dei diritti a essa connessi gli abitanti dei bantustan.

     

                                                             apartheid

     

    LE NORME SULLA SICUREZZA - Il provvedimento relativo alla sicurezza, secondo quanto viene confermato, è composto da tre disegni di legge e da un decreto legge. A quanto si apprende, per bocca di alcuni ministri che hanno rilasciato brevi dichiarazioni al termine della riunione, è confermato l’inserimento all’interno di uno dei disegni di legge del reato di clandestinità, mentre all’interno del decreto sarebbe prevista l’aggravante per chi delinque in condizioni di clandestinità. «Era necessario garantire ai cittadini il diritto di non avere più paura - ha detto il premier Silvio Berlusconi -. Entro due mesi tutte le nuove norme saranno approvate». Tra le novità, sono previste pene più severe per chi affitta abitazioni a immigrati clandestini, pene più severe per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stuperfacenti, il divieto di patteggiamento in appello per i reati di mafia. Altre norme saranno inserite in un disegno di legge che dovrà essere prima approvato dal Parlamento, dove però gli sarà riservata una corsia perferenziale: tra i nuovi provvedimenti ci sono aggravanti per reati su anziani e disabili, uno stop ai matrimoni di convenienza (obbligo convivenza di due anni), norme più servere per la tutela del decoro urbano, l'istituzione del reato di accattonaggio e perdita di potestà per chi usa i bambini per questa attività, l'istituzione del reato di immigrazione clandestina, l'estensione fino a 18 mesi della detenzione per poter procedere al meglio alle procedure di riconoscimento e norme più severe per i trasferimenti all'estero di denaro. Viene inoltre resa più semplice la confisca dei beni dei mafiosi. «Due delle norme antimafia entrano in vigore nel giorno dell'anniversario della morte di Giovanni Falcone» ha voluto sottolineare il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano. (dal Corriere della Sera)

    Il consiglio dei ministri, ha approvato un decreto legge sull'emergenza rifiuti che individua alcune discariche in Campania, definite dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi "siti di interesse strategico nazionale", da presidiare con le forze armate.ma non ha voluto rivelare quali luoghi saranno destinati a ricevere i rifiuti che ancora sommergono Napoli e altre zone della regione, per non favorire immediate mobilitazioni contro la loro apertura. Il Premier ha promesso però che in futuro sarà usato il pugno di ferro contro eventuali manifestanti: "Le discariche verranno presidiate dalle forze armate... e chiunque si introducesse abusivamente in queste aree di interesse strategico nazionale sarà punibile e punito in base all'articolo 632 del codice penale con l'arresto e il carcere fino a un anno. Saranno puniti con una pena da uno a cinque anni coloro che saranno promotori di disordini".

    Forse il Governo, inerme contro le montagne di immondizia, sta adottando la strategia di eliminare il problema alla fonte? Fare sparire anzichè i rifiuti, chi lo produce, i napoletani.

     

    La sicurezza (dal latino "sine cura": senza preoccupazione) può essere definita come la "conoscenza che l'evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati". In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni. Il presupposto della conoscenza è fondamentale da un punto di vista epistemologico poiché un sistema può evolversi senza dar luogo a stati indesiderati, ma non per questo esso può essere ritenuto sicuro. Solo una conoscenza di tipo scientifico, basata quindi su osservazioni ripetibili, può garantire una valutazione sensata della sicurezza. (da Wikipedia)

  • May 20

    Immigrazione Clandestina: è disegno Legge

     

    Prevede una pena dai sei mesi ai quattro anni di carcere, il nuovo disegno legge che verrà sicuramente approvato entro Luglio. L'EU si indigna e ricorda che la Romania, per entrare in Europa, ha dovuto garantire di "non discriminare le minoranze".  Il Governo è partito in quarta e la mancanza di un "opposizione" ferrea e decisa, costituita solo da una piccola minoranza formata da IDV, non è riuscita a fermare l'onda xenofoba che partendo dal parlamento, si riverserà nelle strade.

    Nota positiva: Nel decreto,  una norma di 13 righe nell'articolo 2 che, concede la possibilità agli imputati  e ai legali, di processi in corso per reati commessi prima del 2001, di chiedere la sospensione per due mesi per valutare se accedere al patteggiamento. Silvio Berlusconi e Niccolò Ghedini, artefici di questa manovra, intendevano prendere tempo per il processo a Milano per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills.

    Ci rimane solo attendere e sperare che in futuro ogni tentativo del Premier, di fare ulteriori leggi ad Personam siano bloccate magari con l'aiuto di un opposizione più "concreta" e non assopita come sembra essere.

    Da segnalare l'ottimo lavoro svolto dal Leader dell'IDV, Antonio Di Pietro, non solo in Parlamento ma, anche nel sito http://www.antoniodipietro.it/, ove ha descritto, le proposte che saranno da Lui presentate in futuro:

    "Parlamento nuovo, vita nuova. Come sapete, da Ministro, ogni venerdì subito dopo il Consiglio dei Ministri relazionavo a voi, datori di lavoro di noi parlamentari,quello che avevamo fatto, che eravamo riusciti a fare e a non fare, ma soprattutto mi ero preso l'impegno di tenervi informati su ciò che avveniva nella Camera e al Governo. E' una buona usanza che vorrei continuare a mantenere.
    Oggi ha vinto il centrodestra di Berlusconi, l'alleanza del Partito Democratico e Italia dei Valori ha perso. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo vinto perchè abbiamo raddoppiato i voti, ma per arrivare a 51 ci vuole la somma di tutti i partiti, e se abbiamo vinto una ragione ci deve essere, e a mio avviso la ragione sta nel fatto che siamo stati coerenti e non abbiamo fatto sbandamenti. Se siamo convinti, ancora oggi, che non è chiara la politica del centrosinistra, una delle ragioni sta nel fatto che il PD, e Veltroni, nei suoi primi passi guarda più agli ammiccamenti che al Paese e alla coalizione da costruire in alternativa. Mi auguro che quanto prima si risveglino dal torpore e si mettano a fare opposizione dura e pura piuttosto che caminetti in quel di Palazzo Chigi.
    Ciò detto, ritengo mio dovere, ora che sono all'opposizione, ma ora che noi dell'Italia dei Valori siamo tanti parlamentari, ben 43, di relazionarvi su ciò che facciamo ogni settimana al Parlamento e rispetto a ciò che fa il Governo, in modo che ogni settimana anche voi possiate essere informati su ciò che avviene nelle stanze del potere.
    Prima lo facevamo di venerdì, ora lo faremo di lunedì, perchè è meglio che vi diciamo a inizio settimana quello che si farà e quello che è accaduto nella passata, e vogliamo dirvi prima quello che noi vogliamo fare nella settimana parlamentare e subito dopo quello che abbiamo fatto e siamo riusciti a portare a casa. "

    Di Pietro, ricordando di essere un nostro dipendente, mi ha rammentato una discussione che ebbi tempo fa con colleghi di lavoro, ove è emerso quanto sarebbe stato "giusto" poter controllare, tramite apposte telecamere poste in Parlamento e collegate in diretta dalla TV Nazionale, il lavoro svolto dai nostri rappresentanti. Un collega Rumeno, con mio grande stupore, mi ha confermato che l'iniziativa era già stata provata nel suo paese in passato. Avevo tristemente dimenticato la nostra posizione, non certo tra i primi Paesi Europei, come libertà di Stampa e Informazione. 

     

                                                                            pope-Italianparliament-Rome

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